MADAGASCAR

Storia

Marco Polo, nel “Milione” descrisse quest’isola come la “migliore e maggiore di tutto il mondo”. In realtà per superficie è la quarta nel mondo. Fu scoperta dai portoghesi nel 1500 ma già molto prima aveva avuto potenti sovrani, come le regine Rangitra e Rafohy, che comandavano i Vazimba. Poi arrivarono i malesi sottoposti al re Andriamanelo; questi strinsero alleanze con i Vazimba e poi, tutti insieme, furono al comando di Ralambo, figlio di Andriamanelo, che ingrandì il dominio ed ampliò la coltura del riso.

I portoghesi non fondarono colonie nell’isola; invece ai tempi del re di Francia, Luigi XIII, una compagnìa di Normanni, beneficiando degli aiuti del cardinale Richelieu, iniziò l’esplorazione e la colonizzazione partendo da Sainte Luce, dove il protestante Pronis aveva fondato una piccola colonia, da cui ebbe origine Bourbon, l’attuale Reunion.

Poi, quando in Francia scoppiò la  “guerra della fronda”, la colonia decadde anche perché la colonizzazione fu ritenuta a quei tempi troppo onerosa e quindi, siccome l’isola fu riunita alla Corona, furono inviati dei governatori.

Questi si dimostrarono talmente incapaci che gli indigeni non solo si ribellarono ma trucidarono tutti i francesi che si trovavano a Fort Dauphin: era il 1672. Per molto tempo in Francia non si parlò più del Madagascar. Senza tuttavia archiviare il progetto di colonizzazione.

Un altro esploratore, l’ungherese M. A. Beniowski, assoldato dalla Francia, nel 1774 nella Baia di Antongil, fondò una colonia. I suoi atteggiamenti da padrone irritarono gli indigeni che lo uccisero in combattimento nel 1786.

Intanto, però, nell’isola era continuata la successione degli eredi di Ralambo e dopo di lui era assurto al trono il figlio  Andriamasinavalona, che estese molto il suo regno ma commise l’errore di dividerlo fra i suoi quattro figli.

Nel 1797 gli succedette il nipote Andrianampoinimerina, che regnò fino al 1810, sottomise diverse popolazioni divenendo quindi padrone di tutto il territorio centrale.

Nel  1810 divenne re il figlio Radama I che rimase sul trono fino al 1828. Durante questi anni, avendo conosciuto i prodotti europei ma soprattutto, avendo constatato la superiorità degli uomini, volle iniziare una civilizzazione e fece costruire delle scuole che fece frequentare non solo ai giovani ma anche agli adulti; diede impulso all’agricoltura, intensificò i commerci e fece impiantare e sviluppare le industrie. Poi inviò in  Inghilterra alcuni giovani col preciso scopo di imparare i mestieri; fece arrivare in Madagascar molti artigiani inglesi e nel 1823 diede ordine di costruire ponti sui grandi fiumi in modo  che si velocizzassero le comunicazioni.

Dall’architetto francese Legros si fece costruire una elegante casa che chiamò “Trano Vola” ed una residenza di campagna. Nel 1828 salì al trono Ranavalona I, che estese il suo regno su quasi tutta l’isola, esclusa la parte meridionale. Durante il suo regno fu costruito in Madagascar il primo grande edificio, il “Manjaka Miadana” (che in lingua indigena vuol dire “Palazzo dove si governa bene in pace”).

Intanto, con la crescita del benessere anche la popolazione era aumentata e fu necessario per la regina aumentare il numero degli effettivi del suo esercito per poter far fronte a tutte le esigenze e per difendere le estese frontiere.

Durante il periodo napoleonico alterne vicende guerresche si verificarono, soprattutto per le mire espansionistiche dei francesi e degli inglesi che, dopo aver conquistato  l’Ile de France, poi chiamata Mauritius, vollero aggregarsi anche il Madagascar.

Ne nacque una xenofobìa da parte dei locali, che si dissolse solo allorchè nel 1861 salì al trono Radama II che, invece, chiamò gli europei per completare la colonizzazione dell’isola. Così furono costruite scuole, si diffuse la religione cristiana e si innalzarono chiese da ogni parte della capitale, Tananarive. Radama II però fu un dissoluto e ben presto provocò le ire dei suoi ministri e del suo popolo e per questo scoppiò una sommossa che lo vide soccombere. Nella notte  fra l’11 ed il 12 maggio 1863 egli fu ucciso e proclamata regina la sua vedova Rabodo, che regnò col nome di Rasoherina. La regina lasciò che la religione cristiana venisse praticata e ribadì, per gli europei che lo volessero, il diritto di vivere in Madagascar, sempre sotto il protettorato francese. Cosicchè anche i francesi ed i missionari precedentemente espulsi dall’isola poterono farvi ritorno.

Intanto al trono si erano alternate altre regine e nel 1893 regnava Ranavalona III e come residente generale fu nominato Le Myre de Vilers.

Molte proposte per la difesa del protettorato e dei diritti francesi furono snobbate dalla Corona e  molti cittadini francesi furono assassinati e così, dopo vari tentativi di accordi, il 17 ottobre 1894 il residente ed i suoi compatrioti furono costretti a tornarsene in patria.

Fu quella, naturalmente, una dichiarazione di guerra che infatti si combattè sull’isola e fu condotta magistralmente dal generale Duchesne. Tutto  il 1895 fu necessario per arrivare alla conquista della capitale e ciò avvenne il 1° ottobre. Il protettorato francese potè continuare e per la regina rimase solo la sovranità nominale.

Ciò non piacque al popolo che voleva liberarsi a tutti i costi della dominazione straniera. Così ci fu una insurrezione, presto domata dal generale Duchesne che, poi, considerato definitivamente chiuso il capitolo, ritornò in Francia insieme alle truppe. Fu un errore perché clandestinamente il popolo malgascio preparò un’altra rivolta nel nord e parecchi europei furono massacrati.

Nell’agosto 1896 il governo francese inviò a Tananarive un abile generale, ma anche capace amministratore, J. S. Gallieni, che per prima cosa esiliò la regina inviandola a la Reunion. Poi con la sua azione chiamata a “macchia d’olio”, facendo diramare le sue missioni militari dal centro della capitale all’esterno, fino alle coste ed a tutte le contee interne, con una politica economica nettamente proficua per le popolazioni, riuscì  a pacificare tutto il paese e, continuando con questa tattica, entro il 1902 tutto il territorio fu in mano ai francesi.

Gallieni nel 1905 lasciò il governo del Madagascar in mano ad accorti amministratori indigeni, sotto controllo di comandanti militari, autorizzandoli a prendere sagge iniziative personali per dirimere ogni questione. Questo metodo, seguito scrupolosamente, portò in soli 35 anni di occupazione, l’isola ad un elevato grado di  prosperità economica.

Durante la seconda guerra mondiale l’isola, per la sua strategica posizione geografica, rappresentò un importante baluardo per la difesa delle forze Alleate. Ma prima fu teatro di  lotte poiché le truppe francesi del maresciallo Petain impedirono agli inglesi di occupare le basi costiere da cui poter dominare il canale di Mozambico, per bloccare eventuali invasioni giapponesi.

Da parte Alleata fu ribadita la sovranità sull’isola da parte della Francia Libera ed alla fine della guerra, infatti, gli inglesi evacuarono.

Il 29 marzo 1947 scoppiò una insurrezione per il rovesciamento dell’amministrazione francese. Questa azione era stata messa in atto da una organizzazione indigena di nuova costituzione, denominata “Movimento Democratico per il Rinnovamento Malgascio”. Fra i capi del Movimento ci furono due deputati malgasci, presenti nell’Assemblea Nazionale Francese, Ravoahangy e Rabemanjary che, insieme ad altri sei rivoltosi, il 4 ottobre 1948 furono  condannati a morte dal Tribunale di Tananarive.

Dopo la dura repressione la Francia tornò ad operare in maniera più democratica consentendo la formazione di vari partiti, sia regionali che nazionali. Fra questi ebbe maggiore importanza una Associazione di studenti cattolici del 1953, che iniziò le rivendicazioni di indipendenza.

Nel 1956 la Francia emanò una legge-quadro in cui si permetteva alle sei regioni di formare ognuna una propria Assemblea, composta da sei membri. Nella capitale invece ci sarebbe stato un Consiglio di Governo, composto da otto membri, ed una Assemblea rappresentativa eletta a suffragio ristretto. Ed il 31 marzo 1957 furono effettuate le elezioni che videro il predominio dei moderati sull’unione cattolica  fautrice dell’indipendenza. E per ottenere questa il 1° maggio 1958 dieci piccoli partiti politici si unirono in un unico  Partito del Congresso, che ebbe l’adesione anche dell’allora presidente del Consiglio Esecutivo Ph. Tsiranana. Egli però nel settembre 1958, quando De Gaulle indisse un referendum, aderì alla proposta di “Stato Associato della Comunità  Francese” che, poi, ebbe l’80% dei voti.

Il 14 ottobre 1958 si ebbe così la “Republique Malgache”, come Repubblica associata alla comunità francese ed il presidente Tsiranana,  che fu proclamato tale il 1° maggio 1959 da un Parlamento che era stato formato dall’unione delle sei Assemblee Regionali. Il Madagascar raggiunse la sua piena autonomia il 26 giugno 1960 ed il successivo 20 settembre entrò a far parte delle Nazioni Unite.

Sotto la presidenza di Tsiranana per almeno un decennio, salvo qualche piccolo screzio con gli intellettuali, tutto si svolse con ordine e si continuò con una politica estera filo-occidentale, con particolare riguardo al predominio culturale della Francia.

Nel 1967 il Madagascar rinsaldava i rapporti economici con tutti i paesi africani francofoni e pure con la Repubblica Sudafricana. Ma nel 1969, a seguito di una recessione economica e con l’assenza del presidente per malattìa, protrattasi fino al 1970, si ebbero delle manifestazioni antigovernative poiché il popolo, oberato di tasse e sottoposto agli abusi dei funzionari, non potè più sottostare ai metodi autoritari del governo e nell’aprile 1971, nella regione di  Tulear, scoppiò la prima rivolta di contadini, che venne sanguinosamente repressa.

Nel gennaio 1972 Tsiranana fu riconfermato in carica ma violenti disordini lo obbligarono a lasciare e fu sostituito dal generale G. Ramanantsoa che applicò ampie riforme atte a proteggere gli interessi nazionali ed ebbe così ampi consensi per il potere che gli fu conferito per un quinquennio, dopo l’esautorazione completa di Tsiranana.

Le elezioni del 1973, se consentirono la vittoria del partito governativo, non poterono però impedire la formazione di una organizzazione di estrema sinistra che si chiamò “Movimento per il Potere Proletario”. Lotte e tensioni politico-sociali si verificarono fra i vari gruppi etnici del paese, finchè all’inizio del 1975 si elesse un Direttorio Militare che avviò una politica di sinistra, nazionalizzò banche ed assicurazioni, potenziò le comunità locali ed iniziò una vasta pianificazione economica.

Nel giugno 1975 la Francia, dopo aver perduto moltissime posizioni economiche di privilegio, fu costretta a sgomberare e nel dicembre 1975 con un referendum popolare si arrivò ad una nuova Costituzione ed alla proclamazione della Repubblica Democratica del Madagascar, con presidente il capitano D. Ratsiraka.

Egli venne rieletto nel 1982 e nel 1989 e cercò di mantenersi sempre ligio ai principi del socialismo, autenticità malgascia. Ma una difficile congiuntura economica lo costrinse a rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale che, però, impose delle riserve per cui dovette porre  dei limiti alle nazionalizzazioni e, pur attenuando la tensione con la Francia, non ritornò mai nell’area del franco.

I conflitti che erano sempre esistiti fra le popolazioni interne e quelle costiere, nel 1990 sfociarono in violente manifestazioni che misero in crisi il governo.

Ratsinaka dovette applicare sistemi più democratici, sancì una nuova Costituzione di tipo Parlamentare e pur tuttavia nelle elezioni del febbraio 1993 fu sconfitto dal capo dell’opposizione, A. Zafy. Ratsiraka rimase sulla scena politica malgascia e fondò un nuovo partito, cioè “Avantgarde pour le Redressement Economique et Social”.

Il cambio del sistema economico, da collettivista a liberista, nonché la lunga stasi intercorsa per il passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica, provocarono gravi danni al paese portando il reddito degli abitanti ad un quinto di quello precedente.
 
Zafy, leader del Comitato delle Forze Vive, fu quindi Presidente della Repubblica mentre  Primo  Ministro fu nominato F. Ravony. Il governo fu di coalizione, ma le varie troppo spezzettate componenti non andarono  d’accordo fra di loro. Quindi ci fu una certa instabilità politica.

Poiché la situazione economica era andata sempre più peggiorando, fu indispensabile chiedere appoggi al Fondo Monetario Internazionale ed alla Banca Mondiale. Ambedue questi organi chiesero però delle garanzie ed il governo malgascio individuò in queste garanzie i forti tagli da apportare alla spesa pubblica.

Immediatamente contro questa decisione si schierarono sia il Capo dello Stato che la maggioranza parlamentare. Essi suggerirono piuttosto di avviare accordi finanziari con le imprese private. I contrasti che sorsero tra il Presidente ed il Premier si dimostrarono subito insanabili e Zafy fece svolgere un referendum popolare nel settembre 1995 per apportare una riforma alla Costituzione, in modo da assumere il potere di eleggere personalmente il Primo Ministro. E poiché Zafy vinse il referendum, nominò premier E. Rakotovahini. Il governo da quest’ultimo formato visse poco e sempre in mezzo a contrasti di ogni tipo, mentre anche Zafy piano piano veniva isolato.

Inoltre, ci fu una recrudescenza di conflitti fra le popolazioni costiere, cui appartenevano sia il Presidente che il Premier, e quelle interne, largamente rappresentate dall’opposizione. Questa riuscì, nel maggio del 1996, a formare un nuovo governo che, però, ebbe un percorso brevissimo, a causa della pessima politica economica praticata. Zafy fu destituito dal Parlamento e chi beneficiò di tutte queste peripezie nazionali fu Ratsiraka che nel gennaio del 1997 vinse le presidenziali e tornò, quindi, alla guida del paese dopo 5 anni.

Egli studiò  subito alcune riforme  che decretarono la forma Federale dello Stato; fu subito avversato dall’opposizione  poiché con questo si prevedeva per prima cosa il decentramento regionale, poi un rafforzamento dell’esecutivo ed inoltre toglieva al Parlamento il potere di destituire il Presidente. Per l’approvazione di queste proposte fu eseguito un referendum nel marzo 1998 e tutti gli emendamenti furono approvati.

Con questa situazione a maggio si andò alle politiche che assegnarono la maggioranza dei seggi al partito di Ratsiraka, cioè l’Associazione per la Rinascita del Madagascar.

Anche in campo internazionale si ebbero generali miglioramenti, all’inizio degli anni 90, con Israele, col Sudafrica e con la Corea del Sud. La Francia, però, rimase sempre lo stato privilegiato. Poi, a partire dal 1997, il Madagascar cercò rapporti sempre più stretti con i paesi industrializzati del sud-est asiatico e nel 1999 rafforzò gli scambi commerciali con la Cina.