BOTSWANA

Storia

Questa zona compresa fra la  catena dei Monti dei Draghi e le steppe centrali del Kalahari fu raggiunta, come ultimo rifugio, dalle popolazioni  in prevalenza bantu, sospinte sempre più  a nord dalla grande espansione anglo-boera.

Nella zona meridionale del paese si installarono i bellicosi Matabele, sottotribù degli Zulu, verso la prima metà del secolo XIX.

Verso il 1827 Moselekatze, capo dei Matabele, si spinse verso il nord-ovest e prese dimora sulla sponda sinistra del fiume Marico, affluente del Limpopo, dopo aver eliminato tutti i precedenti abitatori,  cioè le tribù dei Marolong, i Beciuana, i Mantatis e i Batlapin.

Negli anni dal 1829 al 1836 molti missionari inglesi entrarono nella regione ed allacciarono rapporti con Moseklekatze. Il 3 marzo del 1836 sir Benjamin D’Urban, governatore della colonia del Capo, concluse con lui un trattato di pace e di amicizia.

Invece i Boeri adottarono tutta un’altra politica, occupando i territori dei Matabele e provocando lotte sanguinose. E nel 1837, con una poderosa offensiva, presero tutto il territorio distruggendo i villaggi e facendo degli abitanti una vera e propria carneficina.

I Matabele abbandonarono la loro regione che rimase in mano ai capi indigeni più facinorosi, sempre in lotta fra loro, aizzati da avventurieri europei in cerca di diamanti.

Il capo indigeno Khama, nel tentativo di rimettere ordine nella zona, chiese protezione al governo inglese. E questo, invece, nel 1884 cercò di convincerlo all’annessione di questo territorio alla Colonia del Capo, la quale si dichiarò disposta a farlo purchè Londra si accollasse tutte le spese.

Nel  marzo 1885 la regione a nord del Molopo, divenne protettorato inglese e si chiamò “Bechuanaland Protectorate”, mentre nel settembre successivo la zona a sud del fiume divenne colonia col nome di “British Bechuanaland”.

L’azione diretta dell’Inghilterra scaturì dalle mire dei tedeschi e dei portoghesi che aspiravano a congiungere le loro colonia dell’Oceano Atlantico a quelle dell’Oceano Indiano, attraversando l’Africa Meridionale.

Poi, nel 1887, a Moselekatze successe il figlio, Lobenguela, e l’anno dopo questi firmò con l’Inghilterra un patto, impegnandosi a non cedere alla Germania ed al Transvaal nessuna parte del territorio.

Nel 1895 il British Bechuanaland fu annesso alla Colonia del Capo. E come era già accaduto per le altre colonie, l’Unione Sudafricana cercò di conglobare anche la zona del protettorato facendone numerose richieste al governo di Londra.

E l’Inghilterra, che già non era affatto propensa a soddisfare queste richieste, si irrigidì ancora di più quando nel 1948 alla guida dell’Unione Sudafricana giunsero i nazionalisti, che fecero della discriminazione razziale la loro principale occupazione. Anzi, in contrapposizione al boicottaggio economico minacciato dagli esponenti del governo sudafricano, Strydom e Verwoerd, l’Inghilterra cominciò ad elaborare un piano politico atto a dare in poco tempo l’autonomia agli indigeni.

Fino al dicembre 1961 responsabile di governo fu un alto commissario alle dirette dipendenze del “Commonwealth Relations Office”, mentre sul  posto un commissario residente provvedeva a tutto ciò che era necessario. E nel 1962 fu un capo locale dell’esecutivo a rispondere dell’operato  al “Colonial Office”.

Nel 1961 intanto si era costituito il nazionalista “Bechuanaland People’s Party”, fondato da tutti i rifugiati politici provenienti dal Sudafrica e dall’ovest. Ma le prime elezioni, quelle del 1965, furono vinte dal “Bechuanaland Democratic Party”, fondato e capeggiato dal nobile Seretse Khama, capo della tribù dei Bamangwa. Quando il 30 settembre del 1966 si ebbe l’indipendenza con una nuova Costituzione, S. Khama divenne Presidente della Repubblica, che si chiamò Botswana, capitale Gaberones.

Le elezioni del 1969 e del 1974 sortirono lo stesso risultato e Khama, benchè conservatore e liberale, fece partecipare alle questioni governative più importanti anche elementi di sinistra.

Dal 1973 si avviarono lavori per lo sviluppo dell’istruzione e della sanità e si cercò di livellare le differenze dei redditi, specialmente nelle zone minerarie.

Per la sua particolare posizione geografica il Botswana dovette mantenere buoni rapporti con tutti gli stati limitrofi; rifiutò la politica razzista; accolse qualche migliaio di rifugiati; stabilì rapporti diplomatici con l’Unione Sovietica e con i paesi dell’Est, pur mantenendo il suo non-allineamento e pur ricevendo dagli Stati Uniti gli aiuti finanziari necessari per la costruzione della ferrovia Francistown-Lusaka.

Il 13 luglio 1980, a soli 59 anni, morì sir S. Khama. Gli successe il suo vice, Q. Masire che, pur rimanendo moderato, seppe dare un po’ più di vitalità al governo. Egli fu a suo tempo uno dei fondatori, con Khama, del partito governativo che nell’ottobre 1984 vinse ancora le elezioni. E così pure nel 1989.

Grazie al continuo perfezionamento delle attività minerarie, il paese raggiunse sempre migliori livelli economici; purtroppo, però, non seguiti da quelli alimentari. E per questo il Botswana dovette rimanere sotto la dipendenza del Sudafrica che, spesso, tentò incursioni nel territorio con la scusa che il governo locale era connivente col movimento antirazzista.

Pur facendo parte  del “Fronte contro l’apartheid”, il Botswana dovette sempre cercare di mantenere i contatti col governo di Pretoria, proprio per non incorrere in sanzioni economiche.

Poi, dopo un periodo di buon andamento, per merito soprattutto dell’industria mineraria, l’economia del Botswana segnò il passo e nell’ottobre del 1989, dopo aver vinto le elezioni, Masire suo malgrado dovette registrare scioperi e dimostrazioni; eppure nel 1991 licenziò 12.000 lavoratori del settore pubblico.

Negli anni 1992 e 1993 vennero alla luce molti episodi di corruzione fra gli esponenti del partito di governo e, di conseguenza, le elezioni del 1994 videro un forte calo di voti. Tuttavia Masire rimase confermato.

Subito dopo ci furono manifestazioni ed atti di guerriglia fra studenti e polizia nel gennaio-febbraio del 1995; poi ancora scandali fra gli esponenti governativi. Cosicchè, nell’agosto del 1997, su precisa richiesta delle opposizioni, il Parlamento votò una risoluzione in base alla quale il mandato presidenziale fu limitato a due quinquenni.

Il 31 marzo 1998 Masire non si presentò alle elezioni e lasciò la carica al vice-presidente F. Mogae, del suo stesso partito, e non si presentò nemmeno alle elezioni del 1999.

Con la fine dell’apartheid il Botswana ed il Sudafrica migliorarono i loro rapporti ed il paese ebbe anche una visita di Nelson Mandela.